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...el iera sparido...
...solo ogni tanto el se fazeva veder e gnanche de tuti....
...ma lui iera sconto che elaborava un novo progeto... ...un lavor imponente de ricostruzion storico-leteraria, de analisi sociale e sientifica de l'idioma triestin... e per dimostrar che anche se NO SE POL se se vol, forsi, SE POL... ...e alternando la presa de la man destra con la pena e la botiglia de bira... ...el progeto ga finalmente visto la luce...
IN TUTE LE LIBRERIE DE LA ZITA' EL CAPLAVORO DE LA LETERATURA TRIESTINA RIVISTO E AGIORNADO
IL NOVISSIMO MONARIO el xe in vendita.... tignive forte!
xe un'edizion MGS
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Pubblichiamo qui di seguito (a destra) l'e-mail che mi ha inviato l'autore, l'amico Fabio Fumi, in merito all'articolo apparso sul quotidiano triestino il 19/12/2011 (riprodotto a sinistra) |
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Paradossi e witz nel “Nuovissimo Monario” di Fabio Fumi
I giudici? Una categoria che “osteggia irragionevolmente il governo col montare accuse palesemente fondate a carico del suo capo, e come tale viene ricacciata più giù possibile nella scala sociale”. Il “no se pol” triestino? Una filosofia di vita che risalirebbe addirittura al 1719, quando le Tredici Casade triestine avrebbero risposto così, “sorprendentemente concordi” nell’occasione, a Carlo VI che voleva istituire il Porto franco. E che dire del “bunga bunga”, se non che si tratta di «un brillante brainstorming nel corso del quale illustri statisti hanno modo di esibire il meglio di sé»? O della pretofilia, «perversione tipica di giovinetti corrotti e privi di scrupoli che concupiscono e seducono sacerdoti innocenti approfittando della loro ingenuità »? C’è tutto un dizionario, anzi, un “Monario” come spiega l’eloquente titolo, dietro a queste definizioni, aggiornato riveduto e corretto dal suo autore, Fabio Fumi, e dato recentemente alle stampe dalla Mgs Press (pagg. 118, euro 9). Un volumetto di grande, spesso sferzante ironia che riesce a rovesciare la realtà apparente, dando vita a quel paradosso che si risolve in una risata tipico dell’umorismo ebraico e di uno dei suoi massimi esponenti, il comico e regista Woody Allen, e spesso alla base dello stesso, triestinissimo “witz”.Madi Fumi, in realtà si sa poco, tranne quanto traspare dalla sua probabilmente “futizada” autobiografia, riportata sulle note di copertina. E dunque: si tratta di un fisico che dopo essersi arrabattato per trent’anni «per far qualcosa per una Trieste a cui voleva bene e si vedeva avvizzire sotto gli occhi» si è arreso al “no se pol” , rifugiandosi in un istituto di ricerca spaziale, «in una tranquilla cittadina bavarese dai tetti a punta». La missione cui si dedica dichiaratamente nel tempo libero è quella di salvare il dialetto triestino, a suo dire a rischio di finire “nella pattumiera”. Il lavoro, in effetti, è stato tanto e di qualità. Il “Nuovissimo Monario” fa ridere, molto ma spesso a denti stretti, come quando, in relazione a vicende recenti, vede nella minorenne una «fanciulla troppo giovane per intrattenere rapporti intimi con persona politicamente insignificante » o si dedica a demenziali traduzioni dal triestino all’inglese, sulle orme di Diego Manna. Se una risata, di questi tempi, può ancora salvarci, tuffatevi su questo libro. A “clanfa”, ovviamente… Quando il paradosso si risolve in una risata: ecco una delle numerose definizioni dell'umorismo ebraico.
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Trieste, 23 dicembre 2011. Caro Massimo,
già ti accennavo che il mio editore, insieme alla copia dell’articoletto sul nuovo Monario apparso alcuni giorni fa sul quotidiano giuliano, mi ha mandato su a München anche alcuni brontolii indignati sulle varie castronerie che c’erano dentro – ma non c’è massa senza inerzia e tu sai quanto sia considerevole la massa del mio editore, quindi non era difficile prevedere che la sua indignazione si sarebbe fermata lí.
Ti confesso che in un primo momento quella serie di gaffes ha irritato anche me, non ultimo il fatto che alcune di esse lambivano i limiti dell’insulto personale (“ma come se permeti sto qua de scriver che go futizà la mia biografia, ostia?!”). Tuttavia lo spirito natalizio che in questi giorni pervade anche noi miscredenti mi ha ammansito un po’: in fondo non posso prendermela con lui se la maggior parte di quello che c’è su di me in internet è in inglese o in tedesco, né posso pretendere che un giornalista del Piccolo si prenda la briga di verificare se sia venuta prima la penna d’oca o la penna biro (o, se preferisci, “El Monario” o il “Monon behavior”), e lui dopotutto in quell’articolo doveva pur scriverci qualcosa, e in fondo chi saria po’ sto Fumi? Mi sula setimana enigmistica no lo go mai visto, e gnanca sula gazeta delo sport…
Anzi credo che dovrei essergli grato per essersi preso la briga di dare un occhiata alla copertina prima di mettersi a scrivere, e concedergli di essersi sforzato per lo meno di discernere fra la risata crassa (quella di quando l’amico si siede distrattamente su una frittata) e quella un filo piú sottile che per essere goduta richiede almeno la terza media e un momentino di riflessione. Se poi lui preferisce etichettare quest’ultima “umorismo ebraico” ignorando del tutto spiritacci illustri come Oscar Wilde, Ambrose Bierce, Loriot, George Bernard Shaw, Baudelaire, Mark Twain e tanti altri con cui forse ha meno confidenza, la cosa mi sorprende ma non c’è una vera ragione per cui mi debba offendere: vero che sono solo un goy, un miserabile incirconciso, ma sforzandomi un pochettino potrei anche trovare lusinghiero il vedermi affiancato ad un Woody Allen.
Quel che meno mi riesce di perdonare al giornalista è di aver rischiato, pur forse inconsapevolmente, di metter zizzania fra Diego e me: se non grondassimo entrambi sense of humour ed ecumenica comprensione per le anime semplici, probabilmente a quest’ora la faccenda sarebbe già per le mani degli avvocati invece di essersi conclusa a finte cortelade in osteria tra spriz, ridade, amici e alegro casoto.
Tuttavia una conseguenza c’è e resterà: se dopo che avrò doverosamente tirato le cuoia qualcuno si azzardasse a far pubblicare il mio necrologio sul Piccolo, passerei il resto dell’eternità a tirarlo per i piedi.
Ciao
Fabio
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