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“El Barba” ovvero:

 

La vera, vera storia di Gianni Fucich, pilota.

A Trieste dal 28 luglio 1941.

(a cura di Claudio Birri presidente del Motoclub Trieste=

  

Sono nato figlio d’arte essendo mio padre un valido ed appassionato motociclista che nell’ immediato dopoguerra correva le gare di Dirt Track (l’odierno Speedway su pista lunga) e noi, mia madre, mia sorella ed io, a fare da spettatori a bordo pista ogni benedetta domenica. Quando non correva in pista ovale, si cimentava in gare di regolarità su strada ed anche nelle prime gare di regolarità in fuoristrada  (l’attuale Enduro), con delle motociclette che la maggior parte dei giovani d’oggi non riescono manco a metter in moto. Ovviamente di professione faceva il meccanico ed io, piccolino, ero talmente attratto dalla sua officina e dal suo mestiere che tutto il mio tempo lo passavo là, tornando a casa sempre “ontolà” suscitando la grande gioia di mia madre!!

Gli anni scorrono e finalmente nel 1955 arriva la mia prima moto: una Muller NSU di 48cc! Era stupenda, una vera piccola motocicletta, ma non avevo ancora l’età per guidarla. Da noi a quel tempo vigeva ancora, in materia di Codice della Strada, le leggi istituite durante il periodo del Territorio Libero di Trieste, per guidare un ciclomotore bisognava aver compiuto 16 anni! E così mentre Gilberto Parlotti essendo nato a Zero Branco in provincia di Treviso, poteva circolare liberamente, io andavo per strada molto raramente, essendo mio padre molto apprensivo e preoccupato per il “grande traffico” che c’era! (gnanche un, girava!) Nonostante le poche uscite venivo comunque regolarmente “pizzicato” dalle “Guardie del Radicio”, così veniva apostrofata la Polizia Amministrativa all’epoca, gli attuali Vigili Urbani, i quali dopo avermi lasciato andare si presentavano a diffidare mio padre e finiva tutto in osteria a  “bever qualcossa”…

Passa il tempo e nel 1958 mi compero a rate una Bianchi 125 a due tempi, modello Mendola per l’astronomica cifra di 223.000 lire (un mucio de soldi)…gira e rigira arriva il 3 di maggio del ’59, al Castello di S. Giusto c’è la Gimkana del Motoclub Trieste! Erano gimkane diverse da quelle che conosciamo ora, eran sempre basate sull’abilità, ma non solo nel condurre il mezzo, c’erano un sacco di prove da affrontare lungo il percorso a tempo, anche scendendo dalla motocicletta. Ad esempio bisognava salire e scendere una scala da pittore tenendo un uovo su di un cucchiaio di legno, traversare carponi un sacco di juta lungo 10m che per la sua metà era tenuto aperto e nella rimanenza si doveva lottare per uscire, una volta usciti bisognava far ritorno lungo una trave unta d’olio, portare un vassoio con delle palline, portare una bandierina da un posto ad un altro, tornare in moto, abbassarsi per non incorrere nella “trappola d’acqua” dove i meno scaltri immancabilmente incappavano in una bella doccia, il tiro in porta con il pallone  ecc.

Era una splendida giornata di sole quel 3 maggio, domenica, gli spalti del Castello gremiti di pubblico ed appassionati, una cornice a dir poco emozionante, ed infatti ero emozionato al massimo, mi ero iscritto! Chiamano il mio nome e quasi tremo nello schierarmi al via. Incredibilmente trovo la calma! Via! Eseguo il percorso quasi netto e mi piazzo al primo posto! Nessuno poi è riuscito a migliorarmi. Super contento!

Con quest’esordio è incominciata la mia lunga avventura sulle amate due ruote! Nei primi due anni mi cimento nelle Regolarità Stradali, giro il Veneto partecipando alle  Gimkane, specialità molto in voga all’epoca, partecipo ai primi pionieristici Trial, ne organizzava anche il Motoclub Trieste, si chiamava “Trial del Carso” e come nelle gare di Trial odierne c’erano dei tratti di percorso contraddistinto da fettucce, in cui non potevi metter il piede a terra se non prendendo penalità e dei tratti di trasferimento da una “zona” all’altra. Poi, nel 1961, avviene il salto nella “Regolarità”.

Già da un decennio le prime gare di regolarità in fuoristrada avevano fatto la loro apparizione, nel Bergamasco si correva la “Valli” dal 1948 e via via, i percorsi si erano fatti impegnativi per uomini e mezzi, visto che ai primi il coraggio non mancava bisognava adattare i secondi alle nuove esigenze. Abbiamo così incominciato a trasformare le moto stradali in mezzi per il fuoristrada modificando innanzi tutto le corone, non si trovavano certo in commercio, bisognava prender una corona con più denti, tornirla, poi si tagliava la vecchia per gli attacchi e si saldava infine innestando le due lavorazioni, non c’erano calcoli o strumenti, era tutto alquanto empirico e basato sull’intuizione e la fortuna (cul). Le prime gomme erano delle Ceat stradali con una tassellatura appena un po’ più larga, poi arrivarono anche le gomme da Cross. Posso affermare di essere uno dei tre pionieri della Regolarità Triestina assieme a Claudio Ravasini e Sergio Cesaratto.

   Le prime gare le abbiamo disputate a Gorizia partendo da Trieste in moto e sperando che nulla si  rompa per strada, nell’eventualità la spedivamo a casa con il treno. In seguito l’Officina Parlotti, da sempre vicina a tutto il Motoclub, ci prestò il primo furgoncino per l’assistenza, un FIAT 600, una manna! La partenza avveniva dalla piazza del mercato di Gorizia, il numero di partecipanti variava dai 35 ai 45 concorrenti ed i percorsi erano veramente ardui al punto che pochi finivano le gare.

Nonostante la nostra poca esperienza ci si impegnava con il cuore oltre all’ostacolo e pian piano, sempre più appassionati, abbiamo ordinato i primi manubri alti da regolarità, i mitici Tommaselli e quando comperai gli ammortizzatori Ceriani a rate, costavano ben 70.000 lire, la sera li ho portati a casa con me e li ho messi sotto al cuscino!!

Ho partecipato a numerosissime gare di Regolarità, era un bell’ambiente e noi del “Trieste” facevamo un gran casino, soprattutto al sabato sera dopo le Prove. Sì le Prove! A quel tempo al sabato si provava, alla sera un po’ di “movimento”, la domenica gara e poi a casa. L’ambiente mi si confaceva.

Ho esordito trasformando la mitica Bianchi Mendola 125cc 2T  in casa, poi sempre della serie sega e salda, una Bianchi 203 4 T, e finalmente la prima vera moto da regolarità: la Gilera 175cc 4 Tempi Competizione! Ho corso anche con una Ossa 250cc 2T che ricordo molto valida, con un Gilera Frigerio 230cc che si ruppe subito, e una gara,per scommessa, con una Zundapp 50cc prestatami dalla nostra socia Erna Hauser, arrivai quinto, con Giulio Papucia  ritiratosi perché finito in un cespuglio di rovi ( el xe finì in graia!). Ho finito le mie competizioni in fuoristrada nuovamente con un Gilera 175cc Regolarità Competizione.

Non avevo però trascurato mai le Gimkane ed ho partecipato a varie finali Nazionali con buoni piazzamenti. Tra una gara e l’altra, ho incominciato pure a collezionare motociclette racimolando qua e là cimeli che nessuno voleva più.

Ho sempre partecipato a raduni motociclistici sia Nazionali che Internazionali e nel frattempo visto che nell’81 è venuto a mancare mio padre e dovevo mandar avanti l’officina da solo, non potendo più farmi male con gli infortuni, per ovvie ragioni ho smesso l’attività in fuoristrada e pure quella sciistica in quanto “sport a rischio”!

 Mi sono appassionato così alle gare di velocità per moto storiche, si corre in circuito, ci son spazi di fuga enormi, il rischio è minimo, le moto le avevo…bastava iscriversi!

Ed eccomi così schierato al via della mia prima gara in pista a Grobnik in sella ad un Parilla Bassotto del 1954 di 175cc, moto acquistata in condizioni pessime, ma dotata di un gran cuore. Valeva la pena perderci tante ore di restauro perché una volta riportata a condizioni ottimali si è dimostrata subito vincente.

Da quella mia “prima”, son seguite innumerevoli altre competizioni in sella ai più disparati motocicli, corro tutt’ora con un Matchless 350cc ex militare dell’esercito inglese, modificata per competizioni, alternandola all’Itom 50cc ex Zuccaro, il Motom 50cc con il quale gareggiò Gilberto Parlotti nelle sue prime gare, un Morini Settebello 175cc prima serie del ’55, Minarelli 50cc, un Ducati 350cc Desmodromico, l’Aspes Yuma 125cc, l’Italjet Buccanier 125cc motorizzato Yamaha, un Triumph 350cc ex militare modificato competizione del 1938, uso anche la Moto Trava, una motocicletta artigianale costruita dallo specialista udinese Renzo Travaggini, che gareggiò nelle competizioni di Dirt Track con i motori elaborati dallo stesso Travaggini e portati a 275cc, con rapporto di compressione 15:1 ed alimentazione ad alcool metilico, su strada invece i motori venivano modificati, l’alimentazione era a benzina ed il rapporto di compressione era diverso.

La mia collezione annoverava circa 350 motociclette, poi per ragioni di spazio sono state in parte alienate. Posseggo attualmente 140 mezzi tra cui due esemplari unici al mondo: un Sertum Sidecar di 500cc con targa originale del Territorio Libero di Trieste immatricolato a Trieste nel 1947 ed il già citato Itom 50cc da competizione elaborato e costruito dall’artigiano Gennaro Zuccaro di Gorizia.

Il Sertum Sidecar nasceva come motociclo militare con motore a valvole laterali. Il motore poi è stato modificato artigianalmente a Trieste con una fusione ex novo della testata per consentire l’alloggio delle valvole in testa, mentre il carrozzino è stato costruito in una laterale di via del Bosco bassa a Trieste da Opinio Richetti, che al tempo batteva lamiere costruendo carrozzini per sidecar e laminava vecchi sci di legno.

Tutta questa collezione l’ho data in comodato all’Ente Museale di Trieste in modo che possa venir apprezzata anche dal pubblico dei non addetti e presto verrà valorizzata come merita.

Sono tuttora in fervida attività sportiva, partecipando assiduamente, con molta soddisfazione ed anche qualche successo, a varie competizioni soprattutto all’estero. Slovenia, Croazia, Austria, Repubblica Ceca e Francia non han segreti, e a molte di queste gare sono invitato.

Oramai ho la casa piena, anzi stra-piena di coppe e targhe (che no so più dove metter), ma il riconoscimento più significativo sono la targa ed il diploma  ricevuti dal C.O.N.I. per i miei primi 40 anni d’attività sportiva ininterrotta nel campo del motociclismo!

Tutte le mie “creature” sono amorevolmente curate, ma non le risparmio affatto, perché a me piace partecipare, ma se è possibile piace soprattutto vincere, quindi giù gas appena possibile, tutta manetta e via, verso la vittoria! Ogni tanto rompo qualche motore (pazienza, tutto se giusta), ma su strada sono prudente a tal punto che mia moglie mi definisce “lento” (ma meo lento e coi bori in scarsela che senza punti sulla patente e la “ponta” per pagar le multe!) .

La mia “scuderia” si può definire con un eufemismo che rende l’idea, come One Man Racing Team, ne “El Barba Racing Team” infatti, io sono lo Sponsor Principale (pago mi), l’Autista (meno mi), il Meccanico (riparo mi), il Pilota (corro mi), il Cuoco (cusino mi) e son pure l’Addetto all’Ospitality… (conto anche barzelette)!

            Alle gare quindi vado da solo, mi sposto errando da un circuito all’altro, ma nelle varie località dove le gare si disputano la buona compagnia non manca mai come il buon vino, ed è sempre festa con gli altri concorrenti!

Concludo questi miei racconti di vita sportiva sperando d’esser in salute mentale e fisica per poter festeggiare nel 2009 assieme a tutto il Motoclub Trieste il mio 50° anno di attività sportiva motociclistica continuata!

Un caro saluto a chi leggerà queste righe, ciao da Gianni Fucich "El Barba"

 

W lo sport in generale ma soprattutto…le moto in particolare!!!

Testimonianza raccolta e trascritta dal Presidente in persona addì 9 gennaio 2006.

Claudio Birri

presidente del Motoclub Trieste

 

 

 



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