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FAR QUALCOSA DI CUI ANDAR FIERI
SENZA RIMETTERCI UN CENTESIMO
DUE BRUTTE PAROLE
( ma qualcosa si può fare )
Perdonatemi la parolaccia: parlare di tasse è di
pessimo gusto, me ne rendo perfettamente conto.
Ovviamente pagare le tasse è un Sacro Dovere. Però i Sacri Doveri,
in particolare quelli colla maiuscola, odorano cosí spesso di
fregatura...
L’altra parola maledetta che nessuno ha voglia di pronunciare è
CANCRO. Finché si può si gira la
testa, si cambia discorso, si fa finta che non esista. Poi un brutto
giorno il fulmine ti casca vicino e non puoi piú illuderti che
quest’orrore riguardi unicamente un pianeta lontano. Vedi allora una
persona a cui vuoi bene che pian piano si consuma, diventa un
sacchettino d’ossa e si spegne come una candela lottando e soffrendo
invano perché non c’è niente da fare. E ti chiedi perché, perché
porco mondo siamo riusciti a sconfiggere la poliomielite, ad
arrivare sulla Luna, a trapiantare organi, a costruire un intero
universo virtuale dove Huston o Tokyo sono giusto a un click di
mouse da Prosecco, ma non ad aver ragione di questa mostruosità che
mangia le persone dall’interno servendosi vigliaccamente delle loro
stesse risorse.
Ma che diavolo c’entrano le tasse
col cancro? È una domanda
legittima, visto che fino a poco fa non c’entravano un bel niente.
Ma adesso sí!
Fatto si, è che adesso possiamo dirottare una (piccola) frazione
dell’IRPEF estortaci (opps, pardon... dovuta) verso un Ente di
nostra scelta che non abbia fini di lucro.
Un fatto a cui sfortunatamente non è stata data molta pubblicità,
purtroppo.
Un altro fatto non abbastanza conosciuto è che proprio qui a Trieste
da decenni lavora in silenzio ma spaccandosi in quattro un’équipe di
biologi giovani, estremamente in gamba, pieni di buone idee e
convinti che il fottuto cancro non sia una maledizione inevitabile
ma una malattia curabile. È la Fondazione
Callerio, un centro di ricerca
ONLUS (senza fini di lucro) che ha già prodotto diversi
risultati molto promettenti – il piú promettente dei quali però è
stato bloccato alcuni anni fa, già in fase di sperimentazione umana,
da contorte ragioni di economia industriale in cui la ristrettezza
dei fondi disponibili ha giocato un ruolo di primo piano.
Cosí oggi continua a morire gente che magari potrebbe sopravvivere.
È agghiacciante!
Andate a trovarli (qui)
con un click del mouse, guardateli in faccia, leggete che cos’hanno
fatto e che cosa stanno facendo, e vi convincerete facilmente che
loro i soldi delle vostre tasse li userebbero per tenere la gente
lontano dalla bara (tocca ferro che non tocchi a te) piuttosto che
versarli distrattamente nel gran calderone dal quale tutti
attingerebbero voracemente con uno strano e complicato sistema di
divisione pro-quota. |
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FAR DEL BEN
SENZA CAZAR UN CENTESIMO
DO BRUTE PAROLE
( ma stavolta qualcossa se pol
)
Perdoneme la parolaza: so che no xe bel parlar de
tasse.
Pagar le tasse, se capissi, xe un Sacro Dover. Però i Sacri Doveri,
sopratuto quei cola maiuscola, te dà quasi sempre l’aria che
qualchedun zerchi de fracartela...
Quel’altra parola maledeta che nissun no ga voia de dir xe CANCRO.
Finchè che se pol se gira via la testa, se cambia discorso, se fa
finta che nol esisti. Po’ però un bruto giorno el fulmine te casca
vizin e no te rivi più a contarte la flocia che quel oror sia solo
una fazenda de qualche pianeta lontan. Te vedi qualchedun che te ghe
vol ben consumarse pian pianin, diventar un sachetin de ossi e
distudarse come una candela, lotando e patindo per gnente perchè no
ghe xe gnente cossa far. E te se domandi perchè, perchè porco mondo
gavemo rivà a disbratar la poliomielite, a ’ndar sula Luna, a
trapiantar organi, a meter in pìe un intiero universo virtual dove
che Huston e Tokyo xe giusto a un tiro de mouse via de Proseco, però
no a verla vinta su sta mostruosità che se magna i omini per de
dentro doprando viliacamente le sue stesse risorse.
Ma cossa centra le tasse col
cancro? Xe una domanda legitima,
perchè fina a poco fa no no centrava un klinz. Ma desso sì!
Chissà che no sia stada una distrazion, va saver... ma, indiferente
perchè, desso podemo dirotar un (picio) tochetin del IRPEF che i ne
ciucia (opps, pardon... che dovemo) a un Ente che ne va ben a noi,
sempre che no’l gabi el scopo de far bori.
No che a sto fato i ghe gabi dado sai publicità, purtropo.
Altra roba che no se sa bastanza in giro xe che propio qua a Trieste
za de tanti ani sta lavorando ziti ziti ma spacandose in quatro un
grupo de biologi giovini, maledetamente in gamba, pieni de bone idee
e convinti che quel’ostia de cancro no sia una maledizion
inevitabile ma pitosto una malatia che se pol curar. Xe la
Fondazion Callerio, un centro de
ricerca senza fini de lucro che ga za prodoto risultati sai
prometenti – el meo però xe finì infognà in tel gnente un pèr de ani
fa, co’ za i lo stava sperimentando sui omini, per via de zerti
complicati motivi de economia industrial dove che la scarsità dei
fondi la ga fata de parona.
Cussì ogi continua a morir gente che magari podessi viver. Xe
abominevole!
Andè a trovarli (qui)
con un click del mouse, vardeli in tei oci, legè quel che i ga fato
e quel che i sta fazendo, e no ve sarà dificile convinzerve che lori
i bori dele vostre tasse i li dopraria per tignir la gente via dela
cassa de morto (toca bale che no te tochi a ti) inveze che butarli
distratamente in tel gran calderon dove in tanti se spartiria i
bori. |