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ISCHEDA DELLO SPETTACOLO
Musiche di UMBERTO LUPI
Libretto e liriche di EDDA VIDIZ
Interpreti:
ANDREA BINETTI
(Maximilian)
UMBERTO LUPI
(Napoleone III)
DEBORAH DUSE
(Carlotta)
ELENA CENTRONE
(Sirena Miramar)
PAOLA CAMBER
(Amalia di Braganza)
FRANCESCO GUSMITTA
(Voce narrante)
In una sera d'autunno il bragozzo di
guerra "Madonna della Salute" è costretto a trovare riparo, a causa
di un improvviso levarsi di bora, nell'insenatura di Punta Grignani.
La tempesta non è casuale, bensì evocata dalla Sirena Miramar decisa
a impadronirsi del cuore del Principe, ma l'incantesimo fallisce.
Dimentico degli eventi della notte Massimiliano scende a terra dove,
incantato dalla bellezza del luogo, incarica l'architetto Junker di
costruire un castello che, seppur dimentico del suo incontro con la
Sirena, Massimiliano chiamerà Miramar.
Nel frattempo il principe viene inviato dal fratello, l'imperatore
Francesco Giuseppe, quale ambasciatore in Francia, al fine di
distrarre l'imperatore Napoleone III dalle sue simpatie verso i
piemontesi e poi in Belgio per fargli incontrare Carlotta, la figlia
del re Leopoldo. Carlotta si innamora del bel principe e i due
giovani convolano a nozze acclamati dai regnanti d'Europa.
Massimiliano assume la carica di Governatore del Lombardo Veneto ma,
a causa delle sue idee troppo liberali, l'imperatore lo destituisce
in breve tempo con grande dispiacere dei due sposi, che si ritirano
nel Castello di Miramar. Qui Carlotta incomincia a dare segni di
insofferenza, rattristata dall'idea di ricevere scarse attenzioni
dall'amatissimo sposo.
Per consolare il fratello della perdita del Governatorato, Francesco
Giuseppe lo nomina ambasciatore presso don Pedro II, Imperatore del
Brasile. Durante la sosta a Madera il Principe è pervaso dal ricordo
del suo grande amore per la cugina Amalia di Braganza, figlia di don
Pedro, morta di "mal sottile" a vent'anni proprio in quella
splendida isola.
Don Pedro gli preannuncia che, proprio lui, potrebbe ricevere
un'offerta da parte di Napoleone III - il quale ha invaso tutto il
Messico - quale Imperatore di quella nazione, ma Massimiliano
dichiara di non essere assolutamente disponibile.
Nel frattempo il fuoriuscito messicano Gutierrez de Estrada sta
cercando per tutta l'Europa un principe cattolico disposto ad
accettare quella traballante corona, che viene effettivamente
offerta a Massimiliano, il quale non l'accetta ponendo come
condizione di essere scelto da un plebiscito popolare. Napoleone III
e de Estrada congegnano per ottenere il responso chiesto dal
principe, e finalmente una delegazione messicana si presenta il 10
aprile 1864 al Castello di Miramare annunciando a Massimiliano il
favore di tutto il popolo messicano.
La coppia imperiale arriva in Messico ma, a causa della fine della
Guerra di Secessione degli Stati Uniti, i quali non vedono di buon
grado un impero ai loro confini, ben presto tutte le grandi Potenze
che prima avevano appoggiato la nomina imperiale, ritirano le loro
truppe mentre l' imperatore Napoleone III viene a mancare a tutti
gli impegni precedentemente assunti con Massimiliano.
I delegati delle Grandi Potenze gli consigliano di abdicare, ma
l'imperatore, vuoi per orgoglio vuoi per lealtà verso le proprie
truppe, rifiuta di lasciare il trono e di abbandonare il Messico,
paese che ha imparato ad amare. Nel momento del pericolo la coppia
imperiale si ritrova unita più che mai e l'intrepida Carlotta
ritorna in Europa per un disperato tentativo di ricevere aiuto dal
Papa e dai potenti del Vecchio Mondo.
La situazione precipita. Benito Juarez, capo degli insorti
messicani, sta vincendo su tutti i fronti e la vita di Massimiliano
è in pericolo. I delegati preparano la sua fuga, ma lui non è un
codardo e all'ultimo momento rifiuta di abbandonare i suoi soldati.
Intanto in Europa, durante l'udienza ottenuta dal Papa, Carlotta dà
i primi segni di pazzia. Massimiliano ne viene informato e cade in
una profonda depressione. Città del Messico non è più sicura. Con le
ultime truppe fedeli l'imperatore si ritira a Queretaro, dove un
traditore apre le porte della città e lui, per evitare altro
spargimento di sangue, si arrende consegnando la sua spada al
generale nemico Escobedo. Accusato di alto tradimento viene
condannato alla pena capitale, assieme ai due fedeli generali Menìja
e Miramòn.
A nulla valgono le richieste di grazia inviate da parte di tutte le
Grandi Nazioni, Benito Juarez è irremovibile. Di lì a poco, davanti
al plotone d'esecuzione, Massimiliano schiude le falde della sua
marsina e indica il cuore: a 35 anni non ancora compiuti. |
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