IL FARO DELLA VITTORIA

a cura di Massimo Barbo - TuttoTrieste.net

 

 

 

A.D. MCMXXVII

Splendi e ricorda

i Caduti sul mare

MCMXV - MCMXVIII

 

Questi versi, probabilmente di D'Annunzio, sono incisi sulla grande piastra in pietra di Orsera posta alla base del monumentale Faro della Vittoria di Trieste, a ricordare tutti i marinai ed in generale tutti i caduti della Prima Guerra Mondiale. Il faro infatti, oltre ad espletare la sua funzione propria, è anche un monumento nazionale.

Si erge sul colle di Gretta innalzandosi sopra quello che era il torrione principale del Forte Kressich (inglobato nel basamento del faro), un ampio ed importantissimo complesso militare, allora considerato un gioiello dell'architettura militare, costruito dall'Impero Austro-Ungarico nel 1854 su progetto dell'arch. Karl Möring, per difendere la città da eventuali incursioni via mare ma, vista la sua posizione strategica, molto probabilmente anche per sedare eventuali sommosse cittadine.


Il progetto del Faro della Vittoria è opera dell'architetto Arduino Berlam (1880-1946), ultimo di quei Berlam che dettero a Trieste lo splendore di innumerevoli pregi architettonici. Il Berlam volle coniugare l'esigenza di un nuovo faro (la vecchia Lanterna era oramai troppo piccola e nascosta per le accresciute esigenze di Trieste) al desiderio della città di commemorare il 3 novembre 1918, data dell'entrata in città dell'esercito italiano e quindi la vittoria del Regno d'Italia sull'ormai capitolato Regno Austro-Ungarico.

un'immagine della vecchia lanterna

Il progetto del monumento originariamente prevedeva il suo collocamento a Punta Salvore in onore anche del martire capodistriano Nazario Sauro, poi fu scelto il sito attuale sia per l'effettiva esigenza di Trieste di un nuovo faro sia per il grande valore simbolico che quel sito rivestiva per l'Italia in relazione alla conquista di Trieste: un simbolo di gloria italiana al posto di un simbolo del potere austriaco.

Le fasi prima della sua costruzione furono molto dibattute e critiche, ma la ferrea volontà di Arduino Berlam ha fatto si che oggi tutti noi possiamo ammirare quello splendore che sovrasta e domina la nostra città. Il Berlam rinunciò pure al proprio compenso spettatigli per il progetto, in favore delle casse del Comitato del Faro al quale versò inoltre un proprio ulteriore contributo dello stesso importo del compenso. Va ricordato che i lavori per la realizzazione del Faro furono finanziati, oltre che dalle autorità nazionali, anche da sottoscrizioni private di banche, assicurazioni, personaggi cittadini di spicco ed addirittura da una sottoscrizione effettuata da esuli triestini a New York. L'appalto per i lavori di costruzione del Faro fu affidato al Consorzio tra Cooperative di Ex Combattenti mentre l'incarico di trasportare sul sito le pietre per la costruzione furono affidate alla ditta Semeraro.

I lavori durarono ben 4 anni: iniziarono il 15 gennaio 1923 ed il faro fu inaugurato il 24 maggio 1927 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III che simbolicamente accese per la prima volta il Faro, gesto che fu salutato dal grosso applauso della popolazione accorsa per assistere all'evento e dal fischio delle sirene di tutte le imbarcazioni civili e militari assiepate nello specchio di mare prospiciente.

 

Questi i numeri del Faro della Vittoria:

 

è alto 67,85 metri

è alto 116 metri dal mare

l'intensità media del corpo illuminante è di 1.250.000 candele

ha una portata di 35 miglia

pesa più di 8.500 tonnellate

costò complessivamente 5.265.000 Lire di allora

 

Il Faro, che come detto poggia sul torrione principale del Forte Kressich le cui mura sono spesse 2 metri e mezzo, ha una prima gradinata monumentale all'apice della quale vi è un solettone ove è apposta la grandiosa lapide con la scritta dedicatoria citata all'inizio.


Subito sopra il primo balconcino che circonda il faro.
Il monumento prosegue verso l'alto con una forma di campana, quindi restringendosi verso l'alto fino a creare la base del lungo cilindro che è il corpo del Faro. Su questa sagoma a campana è appesa l'ancora del cacciatorpediniere Audace, che il 3 novembre 1918 attraccò al Molo San Carlo che oggi porta il suo nome, segnando il passaggio di Trieste all'Italia.
Sul ballatoio, dal quale si innalza il corpo del faro, è posta la statua in pietra del Marinaio Ignoto, opera dello scultore triestino Giovanni Mayer (1863-1943). La statua, alta 8,60 metri, è il simbolo del faro stesso in quanto rappresenta la memoria di tutti i marinai caduti nel primo conflitto mondiale.
La torre che svetta in cielo e che costituisce il corpo del Faro, è in cemento armato rivestita da blocchi di pietra di Orsera e culmina con un allargamento a capitello che sorregge il ballatoio con il parapetto anch'esso in pietra lavorata.
Sopra il terrazzo è posta la lanterna, circondata da un terrazzo in ferro e chiusa dalla cupola di rame.

Sopra la cupola svetta la statua della Vittoria Alata anch'essa opera di Giovanni Mayer, forgiata dal maestro d'arti Giacomo Sebroth in via del Solitario, oggi via Foschiatti. La statua simboleggia la Dea Nike, portatrice di vittoria, è in rame con un'anima in ferro, è alta 7.20 metri, nella mano destra impugna una corona d'alloro mentre la sinistra innalza al cielo la fiaccola della vittoria.

Miniatura della statua all'interno del faro

La statua della Vittoria Alata è l'altro grande simbolo del faro e splendidamente sovrasta la città ed il suo mare, le sue ali furono fatte in maniera tale da non opporre un eccessivo contrasto alla bora e l'anima in ferro fu fatta con un particolare sistema di tiranti e spirali che permettono una leggera ed impercettibile flessione delle ali alle raffiche più impetuose; varie  leggende narrano però di persone che avrebbero visto la Vittoria Alata sbattere vigorosamente le ali per tenersi in equilibrio e non cadere dalla cupola dopo un forte refolo di bora.

La bora, la posizione geologica ed i fenomeni tellurici, furono seriamente presi in considerazione dal suo ideatore e soprattutto dal progettista, l'ingegnere architetto Beniamino Battigelli che viene ricordato con una lapide di ringraziamento posta nell'atrio del faro. Nello stesso atrio troviamo una scultura raffigurante l'arch. Arduino Berlam, anche questa opera del Mayer, e due proiettili da 305 mm della corazzata autro-ungarica Viribus Unitis. La catena dell'ancora della stessa corazzata cinge l'aiuola alla base del faro. Ai lati della statua del Marinaio Ignoto figurano ancora le tracce dei fasci littori.

 

Massimo Barbo - TuttoTrieste.net

 




 

 

 



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Bibliografia:

"Il Faro della Vittoria" di Marino Zerboni, edizione MGS Press - Trieste

"Giovanni Andrea, Ruggero, Arduino Berlam, Un secolo di architettura" di Marco Pozzetto, edizione Editoriale Lloyd / MGS Press - Trieste

"Trieste nascosta" di Leone Veronese e Armando Halupca, edizione Lint - Trieste