Rovigno (Rovinj)

(Ruveigno d’Eistria)

(servizio di Massimo Barbo)
foto di Giuliano Barbo,
Massimo Barbo,
Marianna Gorjup,
Franco Sirol

Il nome di Rovigno deriva, secondo studiosi diversi, da Arupinum o Arupium oppure da Rubens o Rubineo oppure ancora da Ruginio o Ruginium. Tutti questi termini storici identificavano quella popolazione di Veneti ed Istri che abitava le terre circostanti l’attuale ubicazione della città vecchia. Anche le origini si perdono nella storia della sua fondazione e l’argomento è oggetto di diverse sentenze. Sembra infatti che gli antichi rovignesi si siano impossessati del Monte ove sorge oggi la cattedrale di Santa Eufemia e che allora era un isola divisa dalla terraferma da una piccola lingua di mare, dopo esser stati sconfitti ed esiliati dal Monte della Torre di Boraso oppure dall’abitato giapidico di Arupino oppure ancora in quanto rifugiati a seguito di un maremoto che sommerse completamente la loro isola Rubinum al largo della costa di Santa Caterina.

Veneziana dal 1283, salvo un intermezzo genovese, con la capitolazione della Serenissima passò in mano all’Impero Absburgico nel 1797 e quindi al Regno d’Italia nel 1918. Nel 1945 l’Italia dovette cedere alla Jugoslavia i territori dell’Istria quale risarcimento dei danni di guerra e Rovigno passò quindi alla dittatura titina che agevolò l’esilio della maggior parte degli autoctoni italiani che all’epoca costituivano circa il 97% della popolazione della città. Con la disgregazione della Jugoslavia, Rovigno entrò a far parte della Repubblica di Croazia ed è oggi uno tra i principali centri turistici di questo stato. (*)

Massimo Barbo – TuttoTrieste.net

Le chiese di Rovigno (la città e i dintorni sono ricchi di edifici di culto, molti ancora in attività, altri convertiti in gallerie d’arte, alcuni abbandonati e diroccati).

Il Duomo di Santa Eufemia (1726-1736) ed il suo campanile (1657-1677):

Altre chiese:

Le rive:

Un po’ di cittavecchia:

L’arcipelago di Rovigno:

ROVIGNO (di Virgilio Giotti)

Iero a Rovigno
quela matina bonora:
me iero sentado fora
su ‘na carega in-t’un bar.

Iero la in Piazza de le erbe,
batuda de contadini,
de piazzarioi, de fachini,
de cari e mussi. E la in un,

‘n un de qu’i cari ghe iera
pegore, tra scahi e zeste,
coi pie ligai, co’ le teste
cascade zo pindolon.

Strache, copade de tante
pre de caro, d’i scoss,
de le macade de ossi
che le ga ‘vu par rivar.

‘Na becaria spalancada
verde ghe iera, coi tochi
rossi de carne sui zochi
e impicai scuri i figà.

E de le strade e strade,
de quele calete ertose,
vigniva ‘basso la vose
de quel che fa la reclam.

Iero a Rovigno, la in Istria!
Rovigno, con quel su’ grosso
campanilon che vien dosso,
piantado bianco lassù:

Bibliografia:
– Dario Alberi, “Istria, storia, arte, cultura“, Lint Editoriale – Trieste
– AA.VV. “, “Istria, Cherso, Lussino, guida storico artistica“, Bruno Facchin Editore – Trieste
– Gaetano Longo, (dis.Aldo Bressanutti), “Terra d’istria“, Lint Editoriale – Trieste
– Fabio Amodeo, “Tutto Istria“, Lint Editoriale – Trieste

ISTRIA
Storia, arte, cultura
di Dario Alberi

VIGNI’ SUL MAR MURIEDE (testo e musica di Carlo Fabricio)

La sira la zi biela,
el sil zì pien da stile,
zi pronti rimi e vile,
li furcule el timon.
Vign’ sul mar muriede,
l’onda zi tanto quita,
lisera la barchita,
la va chi zi oun piassir.

El mar zì vita,
sugno e passion,
zì ouna dileissia la sua canson,
el mar zì oun canto,
l’onda zì oun fiur,
ca ‘nda faviela senpro d’amur!

Bivì muriede oun guoto,
oun può da niro e bianco,
la bursa piena e in fianco,
chitara e mandulin.
A largo da Muntravo,
pioun bona zì la sena,
la canta una sirena,
sul scuio del rusignuol.

El mar zì vita,
sugno e passion,
zì ouna dileissia la sua canson,
el mar zì oun canto,
l’onda zì oun fiur,
ca ‘nda faviela senpro d’amur!

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